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"Buono come il pane, stupido e inespressivo come un salame", "Non fare il salame!", "Sei un salame!". Dare del salame a una persona non è certo un complimento. Ma il salame non è meglio del pane? E non è forse gustoso?
Nelle espressioni citate sul salame certamente qualche cosa non va, e bisogna cercarne il motivo nell'origine della parola stessa e nel significato che aveva un tempo.
Il salame è oggi giorno un ottimo e apprezzato alimento, costituito da carne e grasso tritati di maiale con aggiunta di sale, il tutto insaccato in un budello e conservato secondo una stagionatura più o meno lunga.
Fra tutte le parole "salumiere", salame è oggi una delle più importanti, eppure nell'antichità non esisteva. Gli insaccati di carni e altri organi di maiale conservati con l'uso di sale, erano denominati BOTULUS o INSICIA, quest'ultimo avrà poi un collegamento con il termine INSACCATO.
Fino alla fine del XV secolo vi era la salsiccia.
La parola "salame" è una parola ambigua e contradditoria. Che salame derivi dal sale che serve per la sua preparazione non dovrebbe esservi dubbio, ma questo non basta. Il sale, fin dall'antichità, è stato usato per la conservazione di molti alimenti, in particolare del pesce di mare.
Interessante è rilevare che il pesce salato ebbe in tempi lontani diverse denominazioni e che fino alla metà del XV secolo la Corporazione
dei Lardaroli, oltre alle carni salate, vendeva il pesce salato o SALAMEN.
Il termine è rimasto in quello di SALACCA o SARACCA. Con i commerci, in Italia, già nel Medioevo arrivarono pesci salati quali le aringhe salate. Soprattutto queste nuove denominazioni fecero cadere in progressivo disuso
il termine salamen per il pesce salato. Il termine di salame, per indicare l'insaccamento che oggi conosciamo, compare per la prima volta nel manuale di cucina di Vincenzo Cervo,1581.
E' certamente in questo periodo che il termine salame fu usato per indicare una persona ottusa e con un cervello duro, come il pesce secco o salamen.
Dire che una persona era un salame, equivaleva a dire che era duro e inespressivo come un baccalà, termine ancora usato.